1 novembre 2011 - Tecnologia    Commenta per primo!

Intel accelera: Le ultime novità..

Partecipare all’Intel Developer Forum è un’esperienza particolare: in tre giorni ci si barcamena fra interviste, sessioni tecniche e presentazioni di vario tipo, scoprendo cosa rivoluzionerà il 2012 e quali sono le idee per gli anni a venire. E già dal primo giorno della manifestazione è stato evidente che l’obiettivo di Intel, questa volta, è di andare oltre al concetto di potenza pura per venire incontro alle nuove esigenze degli utenti. Oggi, complice il CloudComputing sempre più diffuso, ci si connette a Internet principalmente da dispositivi mobili, che siano notebook, smartphone o palmari, e Intel sta strizzando l’occhio a questo tipo di architettura. A confermarlo è l’annuncio da parte di Otellini della partnership con Google per la realizzazione di telefoni e tablet basati su Android. Il cuore di questi prodotti non sarà un Atom o una sua evoluzione, bensì le nuove architetture Ivy Bridge, successore di Sandy Bridge.

Terza dimensione La nuova rivoluzione ruota tutta attorno al nuovo processo produttivo a 22 nanometri. il 3D Tri-gate transistor, che ha permesso a Intel di ridurre enormemente lo spazio occupato dai suoi chip e di conseguenza limitare notevolmente i consumi. Questa architettura è abbastanza adattabile da poter trovare spazio nei server dei data center così come nei dispositivi portatili, dagli smartphone ai notebook: a seconda dell’utilizzo. La potenza di calcolo e il TDP verranno adattati all’ambiente di lavoro e, di conseguenza, nelle implementazioni per smartphone e tablet si privilegerà il risparmio energetico, al contrario dei desktop e server dove si potrà sfruttare al massimo la potenza concessa senza preoccuparsi di durata della batteria o smaltimento del calore. Analizzando più nel dettaglio l’architettura scopriamo che, escludendo il nuovo processo produttivo, non ci sono differenze estreme rispetto agli attuali Sandy Bridge, e non a caso. Intel definisce questa evoluzione come un Tick, non un più corposo lock (cioè una modifica che include un cambio architetturale). A essere più precisi, Intel preferisce parlare di Tick+, perché oltre di là del 3D Tri-Gate transistor, sono state apportate alcune modifiche più profonde. Per esempio, è stata potenziata di parecchio la sezione video, che ora conta un numero di transistor decisamente superiore e supporta finalmente le DirectX 11 e addirittura il 3D stereoscopico. Le applicazioni Fra i tanti prodotti che si baseranno su Ivy Bridge, gli Ultrabook sono fra i più interessanti, fosse solo per il fatto che saranno disponibili già a partire dalla fine di quest’anno, per poi diffondersi massicciamente nel 2012.

Gli Ultrabook non sono altro che dei notebook sottilissimi, praticamente la risposta degli altri produttori agli “stilosi” Macbook Air. Abbiamo avuto modo di toccare con mano alcuni modelli di Lenovo, Asus e Sony, decisa mente leggeri ma capaci di una potenza di calcolo an che superiore agli attuai notebook. Ciò che li rende particolarmente intriganti però è la durata della batteria: stando a Intel, un Ultrabook è in grado di rimanere in standby per ben 10 giorni, cosi come consentire d lavorare per più di 10 ore senza bisogno di ricorrere all’alimentazione. Questi numeri andranno ovviamente smentiti o confermati quando testeremo i prodotti nei nostri laboratori, ma e premesse per una conferma ci sono tutte. Al di là del processo produttivo a 22 nm, infatti. Ivy Bridge si distingue per molti altri piccoli ritocchi sotto il profilo energetico, tanto che ora il voltaggio di treshold per attivare il semiconduttore è infinitamente più basso, così basso che ci è stato mostrato un prototipo accendersi sfruttando banalmente una lampadina e un piccolo sensore fotovoltaico come fonte di energia. Merito anche del supporto alle nuove RAM DDRL che consumano circa il 15% in meno rispetto alle attuali DDR3. La corsa al risparmio energetico non si ferma qui: Intel ha mostrato i primi prototipi di schermi Self Refresh. che verranno utilizzati da LG e. più avanti, da altri produttori. Il vantaggio di questi display è che l’immagine non deve essere aggiornata sempre 60 volte al secondo, ma solo quando serve: nel caso di immagini o schermate statiche, il refresh si interrompe, il monitor continua a visualizzare l’immagine ma il portatile consuma molto meno, arrivando a garantire anche un’ora in più di autonomia. L’aspetto sicurezza L’IDF di quest’anno però non era dedicato solo al tema energetico: uno dei punti chiave del forum era la sicurezza informatica, tema molto caro a Intel se si considerano gli oltre 7 miliardi di dollari spesi per acquisire McAfee. Il risultato di questa acquisizione si chiama DeepSafe, una tecnologia integrata nelle piattaforme Ivy Bridge che protegge il computer a livello hardware e che viene caricato senza basarsi su software gestiti dal sistema operativo. Un tentativo di sconfiggere anche gli attacchi che sfruttano falle dovute a distrazioni o imperizia degli utilizzatori. L’idea è di bloccare le potenziali minacce ancor prima che siano caricate in memoria, cosa che dovrebbe rendere molto più difficile la vita agli sviluppatori di malware. Curiosa anche l’introduzione di un pam protetto fra la CPU e lo schermo, che in ambiti come l’home bankmg o gli acquisti online permette di nascondere la porzione del video contenente i codici di sicurezza: se anche qualcuno installasse un malware per registrare i tasti premuti o visualizzare il contenuto dello schermo, non potrebbe accedere a tali informazioni, visualizzando solo una schermata nera. Oltre le CPU Sebbene Ivy Bridge fosse il pezzo forte de’l'IDF di quest’anno, non sono mancati approfondimenti in altri ambiti, e fra gli argomenti caldi non potevano mancare il Cloud Computing e il continuo sviluppo degli hard disk SSD, temi che stanno (e nemmeno lentamente) stravolgendo il modo in cui usiamo la tecnologia. Guardando ancora più in là. Intel è convinta che la legge di Moore sia ancora valida, a patto di continuare a investire nelle tecnologie multicore. tanto da suggerire che CPU con 50 core non siano poi cosi lontane. Prima di concludere, ci piace sottolineare la stretta collaborazione fra Intel e il CERNI di Ginevra, che per analizzare i dati dell’ LHC (Large Hadron Collider) utilizza una griglia composta da ben 250.000 core. E parliamo proprio di quel CERN che. pochi giorni dopo la chiusura dell’IDF, ha annunciato di aver trovato particelle più veloci della luce (almeno a quanto dicono i primi esperi- ^_ menti: la prudenza, in questi casi, è d’obbligo).

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