5 febbraio 2012 - Lavoro    Commenta per primo!

La scarpa “perfetta” nasce in una bottega di Venezia

Difficile non credere a quanto sosteneva Alberto Savinio. Uscendo dalla bottega di Gabriele Gmeiner viene da pensare che, in alcuni casi, le scarpe siano davvero lo “specchio dell’anima”. Ma non è questa l’unica sorpresa. Quella più grande è vedere una donna che, in grembiule bianco, si aggira fra duestanzette da libro di letteratura con una tomaia di pelle in mano, intenta a pescarne la forma dall’immenso grappolo di piedi in legno che penzola dal soffitto. Fra meno di due settimane, quella scarpa e la sua gemella verranno indossate da una signora o da un signore che le hanno volute e richieste esattamente così. Intanto Gabriele procede con metro e ago alla mano, volgendo di tanto in tanto lo sguardo al suo nuovo apprendista, arrivato in laguna dalla Germania per imparare a fare il calzolaio alla “Gmeiner”. Se è vero che siamo a Venezia, nell’appartato Campiello del Sol (fra Campo San Polo e Ponte di Rialto), non sembra affatto di essere nella città soffocata dai turisti che cerca di difendersi dall’invasione della paccottiglia cinese e dalla merce a basso costo. Sembra piuttosto di tornare indietro nel tempo, all’epoca in cui Venezia era una costellazione di botteghe artigianali ambite da tutto il mondo, preziose custodi dell’antica arte del “fare a mano”. Quella che per i calzolai di sessanti anni fa, prima dell’esplosione dell’industria, era ancora normaleroutine. Nella piccola bottega di Gabriele, il tempo si è fermato. È arrivata a Venezia dalla sua terra natale, l’Austria, 15 anni fa e, dal 2003, confeziona scarpe su misura e interamente cucite a mano per uomini d’affari, politici, imprenditori, professionisti della musica e dell’arte provenienti da tutto il mondo. C’è chi prende aerei per Venezia solo per portarsi a casa un paio di scarpe firmate da lei, conciliando l’esigenza di un piede comodo con qualche giorno di vacanza. «Per realizzare un paio di scarpe ci vogliono ottanta ore di lavoro – spiega l’artigiana – Più o meno due settimane ». E l’iter della creazione prevede anche una settimana di prova: «Prima dell’acquisto, è fondamentale che il cliente testi la comodità delle sue scarpe. Non devono avere difetti, ma essere l’abito perfetto per i piedi che lo hanno richiesto». La prova si può effettuare direttamente in loco, a Venezia, oppure a casa propria previa spedizione. Chiamare scarpe le creature di Gabriele suona strano. Ci si può spingere oltre e chiamarle “opere d’arte” o anche “Ferrari in versione calzatura”. Non solo per le innumerevoli fasi che ne precedono la realizzazione, maanche per i loro prezzi, cifre per piedi esclusivamente extralusso. Per un paio di scarpe, si va da un minimo di 2.761 euro, iva esclusa, a un massimo di 5.645, inclusa la scultura della forma di legno e la scarpa di prova. La differenza è dovuta, oltre che alle diverse tipologie di lavorazione, ai materiali che vengono utilizzati. A scelta, pelle di vitello, culata di cavallo, pelle di lucertola o di alligatore oppurevelluto seta. Le fasi dell’opera su misura meriterebbero un articolo a parte. In base al numero del cliente, si parte dalla raschiatura della forma che Gabriele effettua a mano, includendo nella “scultura” qualsiasi tipo di eventuale difetto osseo del cliente, e si procede con la realizzazione della tomaia. Si passa poi all’inserimento dei rinforzi laterali, sul retro e in punta, e alla battuta in forma della tomaia per mezzo di innumerevoli chiodini che la tengono ben salda al legno nelle fasi di applicazione della suola, unita in seguito al corpo della scarpa grazie a una fettuccia (il “guardolo”) che unisce gli elementi con cucitura a mano. A scarpa fatta, l’anima in legno viene estratta dal corpo della scarpa come un dente del giudizio. Commissionare un paio di scarpe a Gabriele equivale a fare un investimento duraturo, è un po’ come comprare una macchina. Dalla sua bottega escono una cinquantina di “esemplari” all’anno. Di cliente veneziano ce n’è uno solo, seppur Venezia sia città di benestanti camminatori.Edonne poche: «Scarpe di questo tipo sono più indicate per gli uomini, che le utilizzano per lavoro. Le donne tendono a cambiare troppo spesso e quindi a investire meno». Se i clienti di Gabriele arrivano dall’estero, con l’aereo atterranno anche i suoi apprendisti. Di lagunari che vogliono fare i calzolai nemmeno l’ombra. Tutti i giovani che vengono a Venezia per imparare la sua arte arrivano dalla Francia, dalla Germania, dall’Austria e addirittura dal Giappone. Ma dall’Italia e dal Veneto, patria storica dei calzolai, nessuno. Oggi c’è Paul, 21 anni, arriva da Monacodi Bavieraed è esperto in calzature ortopediche. «Mi piacerebbe molto che qualche apprendista si fermasse qui – dice Gabriele – ma essendo stranieri tendono a tornare al loro paese». Diversamente da quello che ha scelto lei quindici anni fa quando dall’Austria, dopo i suoi studi nel settore a Londra e Parigi e le sue esperienze lavorative con John Lobb ed Hermés,è venuta a Venezia per lavorare nell’atelier del maestro Rolando Segalin in Calle dei Fuseri, decidendo in seguito di avviare in laguna la sua attività. Figlia d’arte? Non esattamente. Anche se un po’ di sangue artigiano deve averlo ereditato dal bis-zio, fratello del nonno: «Non l’ho mai conosciuto, ma in bottega uso il suo banchetto di lavoro e ne porto avanti l’eredità».

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