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Commenta per primo! Marcegaglia: stop alla stretta sul credito
«Il Nordest ha i dati economici migliori del resto paese, ma tutta l’Italia soffre e purtroppo anche qui non c’è da gioire. La crescita è fissata a – 1,6% ma nella seconda parte del 2012 speriamo di vedere qualche miglioramento inunannoche sarà di recessione». Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria guarda oltre e punta sulla ripresa della locomitiva Italia. L’ha detto ieri, in quella che resterà una delle sue ultime uscite pubbliche prima della scadenza del mandato, all’assemblea generale di Confindustria Padova al Gran Teatro Geox davanti a 1.500 imprenditori. «I problemi sono tanti e dobbiamo continuare in questo percorso delle riforme- ha detto Emma Marcegaglia – Ci sono imprenditori che hanno voglia di mettercela tutta e di uscire da questa situazione difficile. Stimolata da alcuni cronisti sulla corsa alla sua successione ha parlato di Andrea Riello, come di «una persona capace, che ha dato molto al sistema » e che la gara che si è aperta «è uno stimolo per il bene dell’economia». «Riello, Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi sono tutti e tre grandi imprenditori e tutti e tre miei vicepresidenti. Candidature così forti sono segno di vitalità . Mi auguro che il tono rimanga nell’ambito dei normali toni civili ». «Stiamo già ragionando per riaprire la moratoria per le imprese. La moratoria è stata molto importante perchè grazie ad un accordo tra banche, imprese e governo sono stati dilazionati in passato pagamenti a medio termine per un totale di 69 miliardi di euro». La presidente di viale dell’Astronomia ha puntato molto su questo aspetto. «Assieme all’Abi – ha aggiunto stiamovalutando di poterla riproporre a chi ne ha già beneficiato ed eventualmente anche ad altre aziende». Marcegaglia ha spronato i presenti sull’importanza di poter utilizzare il Fondo di Garanzia. «É essenziale per poter supportare operazioni di ristrutturazione del debito. Si tratta di uno strumento di aiuto importante. Serve un limite chiaro alla dilazione dei pagamenti, come previsto da una direttiva dell’Ue, sia dello Stato verso le imprese, ma anche tra imprese e imprese. Ammonta a 100 miliardi il debito che lo Stato deve alle imprese italiane. Non si può gettare questa cifra addosso agli imprenditori, ci paghino anche con i Bot ma ci diano i nostri soldi. Chiediamo quindi che si vada anche verso una vendita di asset pubblici e di beni dello Stato». Su questo punto ha prontamente il presidente dell’Abi e di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari: «Se la Pubblica amministrazione certifica il suo debito siamo in grado di renderlo liquido per gli imprenditori. Su questo c’è un impegnochiaro». La presidente ha ricordato all’assemblea che verso la fine dell’anno ci sono state alcune banchechehannopreteso che molte aziende rientrassero del 30, 40% del credito erogato. «Speriamo che le banche ci supportino – ha esortato – che dei soldi arrivino all’economia reale. Il credit crunch (un calo significativo dell’offerta di credito al termine in grado di accentuare la fase recessiva, ndr) c’è e preoccupa. É reale il rischio di soffocamento in questo caso. Le banche sono costrette agli aumenti di capitale, alle regole di Basilea 3, hanno le loro difficoltà ,manoi abbiamo le nostre. Ora c’è più ottimismo, anche per il calo dello spread ma la congiuntura nonè ancora buona». La riforma del mercato del lavoro è importante per Confindustria anche se non è l’unica. Sull’articolo 18 – ha aggiunto la presidente – stiamo cercando di impostare un ragionamento nè ideologico nè contro tutti; cerchiamo di dialogare con i sindacati e con il governo, anche se noi non ne vogliamol’abolizione ».