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Commenta per primo! Ritardi nei pagamenti, Nordest in affanno
La congiuntura economica negativa, l’aumento delle imprese con rilevanti squilibri di liquidità corrente e l’incremento dei ritardi nei pagamenti hanno determinato un cambiamento nelle abitudini commerciali. Ma in questo periodo di sofferenza del mercato, sorprese amare arrivano dai partner considerati un tempo più affidabili. E così anche il Nordest non è più terra di buoni pagatori. Ad affermarlo è uno studio condotto da Assicom S.p.A., società specializzata nel recupero crediti e nelle informazioni commerciali di qualità, che fa emergere come, dal 2007 al 2010, l’incidenza delle società di capitali nel novero dei cattivi pagatori sia aumentata, portando la percentuale delle aziende virtuose nella puntualità dei pagamenti a ridursi notevolmente. In questo quadro al Nordest allargato, Emilia Romagna compresa, spetta un primato negativo, è infatti l’area dove il peso di società di capitali tra chi “buca” le fatture è più alta, peggio fa solo ilsud Italia. Nel periodo della crisi lo spicchio di imprese nel novero delle inaffidabili è aumentata di 17 punti percentuali, variando dal 32% al 49%. La rilevanza degli insoluti dei debitori situati a Nordest è aumentata di 5 punti percentuali, passando dal 32% al 37%. Al terzo trimestre 2011 il dato si attesta al 32%. L’estero rappresenta il 13% del totale insoluti. Il dato declinato su base friul-giuliana fa emergere una schiera numerosa di aziende nonin grado di onorare i propri impegni, il peso delle società di capitali tra i cattivi pagatori rappresenta il 55% del totale insoluti. L’andamento mostra una costante crescita: dal 38% del 2007 si è passati al 55% del terzo trimestre 2011 (+17 punti percentuali). Il valore dei recuperi verso i clienti della propria area geografica è diminuito dal 46% del 2007 al 31% del terzo trimestre 2011. In crescita i default generati dai propri corregionali: dopo un trend in diminuzione dal 31% del 2007 al 17% del 2010, al terzo trimestre 2011 il dato si attesta al20%(+ 3 punti percentuali sul 2010). “Le tendenze emerse dall’analisi, – spiega Alessandro Salvatelli, presidente di Assicom – rovesciano di fatto la situazione rispetto al periodo pre-crisi, dove le società di capitali erano meno insolventi rispetto alle altre forme societarie e le imprese vicine per territorio erano le meno pericolose perché direttamente conosciuteo conrapporti consolidati. In uno scenario di mercato sempre più complesso, è strategico – conclude Salvatelli – avviare un’attenta gestione dei crediti commerciali estesa all’intero portafoglio clienti e non solo verso le situazioni potenzialmente più rischiose, avvalendosi di strumenti utili a contenere il rischio.” ©