25 febbraio 2012 - Primo Piano    Commenta per primo!

Accuse all’Annunziata «Sui gay parole indegne» E lei: «Era un paradosso»

Voleva fare un paragone che colpisse. «Difenderei Celentano anche se dicesse che bisogna mandare i gay nei campi di sterminio» ha detto perciò Lucia Annunziata a Michele Santoro durante Servizio Pubblico. E non c’è dubbio che l’iperbole ha colpito nel segno. Però in negativo. Facendo insorgere le associazioni a difesa dei diritti degli omosessuali. «Parole inqualificabili e indegne di una professionista della comunicazione» per il circolo Mario Mieli. «La informiamo che i gay, come gli ebrei, i rom, i sinti, le persone diversamente abili, i testimoni di Geova ci sono stati mandati davvero, dai nazisti». La Annunziata è sorpresa ma mortificata e chiede scusa: «Faccio tranquillamente mea culpa, anche se la mia frase era chiaramente paradossale. Non sono stata capita ma è evidente che ho sbagliato io». In studio si discuteva delle criticate prediche di Adriano Celentano dal palco di Sanremo e delle sue invettive contro i giornali cattolici e la stampa in generale, reiterate nel video per Santoro. «La libertà di espressione non si tocca, però, nel caso in questione, mi dissociavo dal contenuto. E ho usato di proposito l’esempio estremo ed oltraggioso della ferocia anti-gay per rendere più chiara la contraddizione tra diritto di dire ciò che si vuole e il merito delle opinioni che si esprimono». Il paragone si è ritorto contro di lei. Per Equality Italia «la Annunziata ha accreditato l’incitamento all’odio come libertà di opinione». Paolo Patanè, presidente di Arcigay la accusa di mancanza di sensibilità. «Sono certa che abbia usato in buona fede un’espressione iperbolica» dice invece Imma Battaglia di Gay Project. «Perdono quindi la citazione infelice. Ritengo però che sarebbero gradite pubbliche scuse». E così è stato. «Forse sono stata poco sensibile, ma il mio scopo era proprio sostenere che non si può dire tutto in televisione». Per chiarirsi ancora meglio dedicherà la prossima puntata di «In 1/2 ora», il 4 marzo, anche al tema dell’odio anti-gay.

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