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Al Museo Poldi Pezzoli e Gallerie d’Italia esposizione dedicata alle Wunderkammer

Uno dei doni dell’infanzia è la capacità di stupirsi, che crescendo si perde. Per ritrovare il piacere della sorpresa, apre oggi nella doppia sede del Museo Poldi Pezzoli e delle Gallerie d’Italia la mostra «Wunderkammer», con il supporto di Eni e Regione Lombardia (fino al 2 marzo, via Manzoni 12 e piazza Scala 6, ingressi euro 9/6 e gratuito, tel. 02.79.48.89 e 800.167.619, catalogo Skira). Forte di due anni di ricerche e di 120 pezzi tra dipinti, incisioni, opere moderne, objects d’art, strumenti scientifici, reperti naturalistici e mirabilia varie, la rassegna indaga su un fenomeno culturale poco noto, nato in Italia e poi diffuso nel mondo germanico in età tardo rinascimentale: quello delle «Wunderkammer» appunto, o camere delle meraviglie. Raccolte eterogenee e immaginifiche in cui uomini di scienza e principi racchiudevano oggetti rari, costosissimi e curiosi, frutto di arte, natura e creatività umana. L’illusione di poter catalogare il mondo e le sue conoscenze in una stanza. Ma l’idea della mostra non finisce qui: dopo l’Illuminismo, che creando la divisione dei saperi ha disperso queste collezioni, l’epoca attuale ha riproposto la presenza del meraviglioso e della natura, fonti d’ispirazione per molti artisti del XX e XXI secolo. Dunque due le parti dell’esposizione: una che riguarda l’antico, l’altra il moderno, entrambe ricche tuttavia di contaminazioni e dialoghi tra epoche. Il Poldi Pezzoli, già di per sé scrigno di collezionismo, ospita la ricostruzione storica, a cura di Lavinia Galli. Quattro le sezioni: si parte dagli stupefacenti cabinets enciclopedici (embrioni dei musei moderni) di scienziati del ‘500, come il bolognese Ulisse Aldrovandi e il milanese Manfredo Settala, documentati nei frontespizi dei relativi cataloghi. Si prosegue con le classificazioni del sapere di allora: «naturalia» (rarità come coralli, pesci palla, coccodrilli impagliati, conchiglie e corni di unicorno, in realtà denti di narvalo), «artificialia» (materiali naturali trasformati dall’opera dell’uomo in lussuose oreficerie), «exotica» (reperti da terre lontane, in particolare dalle Americhe appena scoperte) e «scientifica » (sfere armillari, meccanismi, orologi). Il percorso continua al primo piano nello Studiolo riallestito, dove nell’800 Gian Giacomo Poldi Pezzoli aveva radunato oltre mille oggetti da «Wunderkammer». Alle Gallerie d’Italia invece sono esposte le opere moderne e contemporanee, a cura di Martina Mazzotta: dalle ali di farfalla multicolori di Damier Hirst all’uovo scultura di Piero Manzoni, dalle pietre «parlanti» di Glaser/Kunz alle «Api della Torah» di Emilio Isgrò, dall’automa-istrice di Giampaolo di Cocco alle sculture insetto di Dario Ghibaudo. Un altro tema che la mostra affronta è quello del contenitore dove il collezionista racchiude e cataloga le sue meraviglie: dunque antichi stipi preziosi, di legni intarsiati o di commessi in pietre dure, ma anche tentativi moderni di classificazione, come «Archivi» di Alik Cavaliere e «Boite-en-valise» di Marcel Duchamp. Genialità e malinconia: perché l’artista moderno è consapevole che cogliere il mondo nella sua totalità è un’illusione.

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