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Altra sberla al governo: il deficit è già al 3%

Deficit più omeno stabile al 3% del Pil che però scende pericolosamente. Peccato che il debito pubblico-ha certificato ieri l’istituto di statistica europeo Eurostat – sia letteralmente esploso passando 127% del 2012, al 132,6%delPil. Mettendo insieme i dati di tutti gli altri Paesi europei peggio di noi ha fatto solo la Grecia – e questo si sapeva – che ha un debito pari al 175%della ricchezza prodotta.L’altro schiaffo è che nella classifica continentale ilPaese più virtuoso è e rimane laGermania: infattiBerlino nel 2013 risulta essere in pareggio di bilancio, con un avanzo di soli 190milionidi euro,ma soprattutto con il debito pubblico in discesa al 78,4% del Pil, vale a dire circa 2.147,02 miliardi. E basta incrociare i valori assoluti sul debito italianoper rendersi conti diquanto siamo messi male: per l’Italia il valore complessivo del debito si è fermato a 2.069 miliardi, a fronte dei 1.989 miliardi del 2012. Il deficit si è invece stabilizzato nel 2013 a 47,345 miliardi, in linea con i 47,356 miliardi registrati nel 2012. Ilproblema vero è che la ricchezza che abbiamo prodotto nel 2013, il famosoPil,sempre standoalle analisi dell’istituto statistico di Bruxelles, calato da 1.567 a 1.560miliardi. Un pessimo campanello di allarme che mette in luce il perdurare della fase recessivaper ilnostro Paese. Da segnalare che nelDocumentodieconomia eFinanza (Def),approvato dal governo giusto lo scorso 8 aprile,il rapportodeficit/Pil veniva stimato in riduzione al 2,6% quest’anno.E sempre nel2014 l’indebitamentonetto strutturale è cristallizzato allo 0,6%mentre l’obiettivo del pareggio strutturale è stato rinviato dal 2015 al 2016. Quanto al rapporto debito/Pil, in aumento nel 2014 al 134,9%, è previsto un calo sia nel 2015 (133,3%) che nel 2016 (129,8%), fino alla riduzione a quota 120,5% nel 2018. Insomma, percentuali a parte, si annunciano sacrifici corposi per iprossimianni e se ilPilnon tornerà a crescere questi saranno ancora più dolorosi. Frugando nella marea di dati statistici, salta fuori anche quanto ci sia costato fin ad ora salvare l’euro e l’Europa. L’Italia ha speso nel 2013 44,156miliardi per gli aiuti ai paesidell’Eurozonasottoprogramma di assistenza internazionale (in particolare, Grecia, Irlanda e Portogallo). Una quota considerevole del deficit annuale italiano, ammontato l’anno scorso a 47,345 miliardi sempre secondo l’istituto di statistica Ue. Il contributo della Francia è stato pari a 50,3 miliardi (e il suo deficit è ammontato a 87,566 miliardi), quello della Germania a 67 miliardi (e i conti pubblicihanno registrato un’eccedenza di 190 milioni), e quello della Spagna a 29 miliardi (deficit a 72,577). E così si scopre – con il sigillo Eurostat – cheil contributo dell’Italia ai pacchetti di aiuti per i Paesi dell’Eurozona indifficoltà (una sortadiprestito incrociato),è stato parial 2,8%delPile comprendediverse tranchesdestinate aisingoliPaesi, oltre alladotazioneper ilmeccanismo europeo di stabilità (Esm). Ma salta fuori anche un altro particolarechefapassarecomeunesercizio dilettantesco la tanto criticata finanza creativa diGiulio Tremonti. Infatti, stando aquanto haprecisato il portavoce del vicepresidentedellaCommissioneOlliRehn, SimonO’Connor, però,i fondi versati daiPaesi per i salvatagginonincidono sul deficit, ma direttamente suldebitopubblico. Inoltre,ha sottolineato, nella valutazione della Commissione sui percorsi nazionali di riduzione del debito questa parte non va considerata, ovvero i contributi dei Paesi ai pacchetti di aiuti e all’Esm non sono calcolati quando si valutano i progressi fatti nella riduzione del debito pubblico. Insomma, in realtà l’indebitamento complessivo europeo è molto più consistente di quanto si censisca statisticamente. L’altro Paese che sta peggio di noi in quanto a debito pubblico è laGrecia, però Atene inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Ieri Eurostatha ammesso chenel 2013 «il deficit della Grecia è cresciuto meno del previsto e Atene lo scorso anno ha realizzato per la prima volta in dieci anni un surplus primario, pari a 1,5 miliardi di euro. Insomma, il deficit greco è «stato migliore delle previsioni». E proprio facendo leva sulmiglioramento, Atene intende chiedere all’Eurogruppo il via libera per una graduale riduzione delle tasse alle imprese per tornare a crescere dopo l’austerity imposta dalla troika.

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