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Berlusconi è pronto a dare una mano a Renzi

La prima soddisfazione se la toglierà già oggi o domani quandopotrà dimostrare -anche plasticamente – di non essere per niente «finito». Non solo il voto del Senato sulla sua decadenza non l’ha messo fuorigioco, non soltanto la condanna della magistratura non ha intaccato il consenso di cui gode nel Paese, ma Silvio Berlusconi sarà ricevuto dal Capo dello Stato, consultato da Giorgio Napolitano come tutti gli altri leaders politici. Il Cavaliere, però, non è proprio “come tutti i leaders politici”, ma è stato protagonista nell’ultimo anno di un duro braccio di ferro con il Quirinale cheprima non gliha concesso la grazia, poi non ha tenuto conto della sua decisione di passare all’opposizione del governo di Enrico Letta, infine è stato sospettato di avere tramato nel 2011 per causarne le dimissioni da premier. «Certo che ci vengo, sarò il capodelegazione», ha risposto entusiasta Berlusconi all’offerta del capogruppo a Montecitorio Renato Brunettadi prendereparte alle consultazioni del Presidente della Repubblica. «Anzi, già che ci sono, penso di avere qualcosa da dire a Napolitano…», ha risposto, un po’ scherzando e un po’ no.Il leader diForzaItalia salirà al Colle e, come ha sottolineato più tardi davanti allo stato maggiore del suo partito, «chissà come si morderanno le mani quelli che mi volevano in galera…». Certo è una fortuna che la crisi inattesa di questi giorni sia arrivata prima dei Servizi sociali, cui comunque sarà affidato nei prossimi mesi. Il ritrovato protagonismo della politica, però, non gli concede soltanto soddisfazioni. Il cambio di passo del Pd e l’ingresso a Palazzo Chigi di Matteo Renzi costringeranno infatti il suo partito a cambiare strategia. E non è una buona notizia: «Da novembre ad oggi abbiamo aumentato il nostro potenziale di consensi e, con questo governo, il trend sarebbe certamente proseguito», ha spiegato ai dirigenti di Fi che lo hanno raggiunto nella sede di San Lorenzo in Lucina ieri alle 19. Adesso, invece, bisogna fare i conti con un«leader giovane e abile nel comunicare », col quale, tra l’altro, «abbiamo stretto un accordo per la legge elettorale e per le riforme che rispetteremo fino in fondo». Gli azzurri – a partire dal suo leader che per il competitor nutre «stima sincera» anche dopo la sua «operazione azzardata e ardimentosa » – sono disponibili ad offrire una sorta di non belligeranza per un periodo determinato, che qualcuno quantifica in «un anno, un anno e mezzo». È giusto il tempo che servirà per approvare le “riforme istituzionali”. Queste ultime fino ad oggi sono state solo un “titolo”, ma, ora dopoora, si stanno trasformando in un calendario vero e proprio. Il leader Pd ha infatti anticipato all’ex premier di avere intenzione di mettere in campo anche una sua proposta di riforma della giustizia sapendo, ovviamente, di non poter trovare orecchie più attente al tema di quelle del Cavaliere. «Noi nonfaremo unaopposizione preconcetta a Renzi, valuteremo caso per caso le sue proposte e, se serve, daremo il nostro apporto», ha spiegato ai suoi. E ancora: «Forza Italia non dovrà mai condurre attacchi personali, il che, ovviamente, non significa non criticarlo dal punto di vista politico». Questo concetto era stato anticipato ai tg da Giovanni Toti: «Forza Italia farà un’opposi – zione responsabile, voteremo i provvedimenti che riterremo utili per il Paese e non voteremo quelli che non riterremo utili», aveva detto. Non senza risparmiare una critica: «Ci chiediamo cosa possa avere di nuovo un governo che nasce con le stesse forze politiche, con un premier che aveva detto che non sarebbe andato a Palazzo Chigi senza il voto degli italiani e non ha mantenuto la sua prima promessa». I due capigruppo, giusto per fare un po’ di “fumo”, avevano chiesto al Pd di «parlamentarizzare la crisi», vorrebbero che i dem sfiduciassero in Parlamento il loro premier dimissionario. L’umore medio a Palazzo Grazioli è buono: pochi tra gli azzurri temono che la legislatura possa arrivare davvero fino al 2018 come chiede l’aspirante premier: «Lui stesso non ha alcun interesse a portare avanti una maggioranza così composita», hanno rilevato i convenuti. Denis Verdini, presente insieme a Brunetta, Paolo Romani, Maria Stella Gelmini, Annamaria Bernini e Denis Verdiniharassicurato tuttianchesui numeri del Renzi I: potrà contare su qualche dissidente grillino in più, ma non ci saranno «corse» sul carro del vincitore. La maggioranza, dunque, resterà fragile. Nessuno – nemmeno il Cavaliere – si sente di escludere che, alla fine, la mossa del rottamatore si tramuti in un autogol: «In quel caso vinciamo le prossime elezioni in carrozza…».

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