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	<title>Blog NCC News</title>
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	<description>Informazione libera con notizie dal Mondo. Liberi dai partiti, liberi dai sindacati</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 04:27:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Addio a Donna Summer Fu la regina delle discoteche</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8047/addio-a-donna-summer-fu-la-regina-delle-discoteche.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip&Tv]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le tv non avevano ancora annunciato la notizia (riportata per prima dal sito gossip TMZ) che su Twitter i vip della canzone — da Gloria Estefan a Mary J. Blige, da La Toya Jackson ai Duran Duran — erano già in fibrillazione. La morte di Donna Summer, spentasi ieri nella sua casa al mare vicino a Venice, sulla costa ovest della Florida, circondata dal secondo marito Bruce Sudano e dalle tre figlie Brooklyn, Mimi e Amanda, ha colto l’America di sorpresa. «Nessuno sapeva che era malata», affermano gli addetti ai lavori ai microfoni della tv Usa. La testimonianza più personale, forse, di una diva formatasi nell’era pre-Facebook e pre-Twitter, quando la privacy era ancora possibile. Anche sulla natura del male che l’ha stroncata ci sono versioni contrastanti, con alcuni giornali che parlano di «tumore ai polmoni », altri di «cancro al seno ». L’unica cosa certa è che la 63enne star nata la notte di San Silvestro del 1948 a Boston, terza di sette figli, (La- Donna Adrian Gaines all’anagrafe, più tardi assunse il cognome del primo marito tedesco) è stata la colonna sonora di un’intera generazione. Oltre a farle vendere 130 milioni di dischi, meritandole 5 Grammy e la Stella sulla Hollywood Walk of Fame, motivi quali «Love to Love You Baby», «Bad Girls», «Hot Stuff» e «I Feel Love» sono diventati classici, rivisitati da cantanti come LL Cool J, Beyoncè e Pussycat Dolls. Una carriera stellare la sua, iniziata non in America ma in Europa — nel 1968 si trasferì in Germania dopo essere stata scritturata nella versione tedesca del celebre musical Hair — e sancita da un italiano doc, il celebre produttore discografico Giorgio Moroder, che nel 1974 incide il suo primo successo europeo, «Lady Of the Night». Il resto è storia. Erano gli anni della febbre del sabato sera, dell’esplosione della disco music e da quegli studi di registrazione di Monaco di Baviera nel 1975 uscì fuori «Love To Love You Babe», il suo primo hit americano, salutato come l’inno di liberazione sessuale dell’era pre-Aids, il corrispettivo discografico di Paura di Volare di Erica Jong, pubblicato due anni prima. Donna aveva espresso riserve sui testi di quella canzone tutta mugolii e sospiri che al grido di «do it to me again and again» simulava gli orgasmi femminili (ben 23 in 17 minuti, calcolò allora la Bbc). Ma alla fine cedette alle insistenze di Moroder e del produttore Neil Bogart che le consentirono di cantare al buio, dando il via a ciò che per anni fu il giallo circa il suo vero look. «Sono cresciuta cantando gospel in chiesa da quando avevo 6 anni», si era giustificata lei in una recente intervista in cui raccontava di aver «riscoperto Dio e la spiritualità» e di «tenere una lezione settimanale a casa mia per studiare la Bibbia». Mentre le altre star della disco music scompaiono con la crisi del genere, lei si reinventa come diva pop rock, realizzando uno dei suoi massimi hit nel 1983: «She Works Hard For Her Money», destinato a diventare l’ennesimo inno, questa volta all’insegna dei diritti delle donne che lavorano. Nessuno batte ciglio quando, nel dicembre 2009, è invitata ad Oslo per cantare in onore di Obama al concerto organizzato dal comitato del Nobel. Persino la violenta controversia con la comunità gay (fu accusata di aver pronunciato commenti denigratori nei confronti degli omosessuali in relazione all’epidemia dell’Aids) non è riuscita a scalfire la sua popolarità nel mondo gay dove è considerata da sempre un’icona, alla stregua di Liza Minnelli e Lady Gaga. «Il fatto che non sia mai stata inserita nella Rock’n’Roll Hall of Fame è una vergogna — ha tuonato ieri Elton John — soprattutto quando vedo che sono stati inseriti talenti decisamente di secondo piano»</p>
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		<title>L’ipotesi Selex per Pansa</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8044/l%e2%80%99ipotesi-selex-per-pansa.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Rischia di lasciare qualche traccia quanto è accaduto mercoledì scorso, prima dell’assemblea della Finmeccanica che ha ratificato una perdita monstre di 2,3 miliardi di euro. E rischia di lasciarle non soltanto nel consiglio di amministrazione, che ha vissuto una delle giornate più turbolente dall’epoca di P i e r f r a n c e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rischia di lasciare qualche traccia quanto è accaduto mercoledì scorso, prima dell’assemblea della Finmeccanica che ha ratificato una perdita monstre di 2,3 miliardi di euro. E rischia di lasciarle non soltanto nel consiglio di amministrazione, che ha vissuto una delle giornate più turbolente dall’epoca di P i e r f r a n c e s c o Guarguaglini, ma anche nei rapporti fra il Tesoro e il direttore generale della holding, Alessandro Pansa. Quasi idilliaci, finora. Perché di tutto aveva bisogno la Finmeccanica, provata dalle perdite e alle prese con pesanti ristrutturazioni, indagini giudiziarie e perfino minacce terroristiche, tranne che di nuove tensioni al vertice. Finite, per giunta, anche sui giornali. L’indiscrezione trapelata mercoledì mattina e poi rivelatasi inesatta, secondo cui il consiglio di amministrazione sarebbe stato in procinto di attribuire a Pansa, cooptato appena qualche mese fa, deleghe tali da ridimensionare il ruolo dell&#8217; attuale presidente e amministratore delegato Giuseppe Orsi, profilando in tal modo una diarchia già sperimentata in passato con esiti catastrofici (se non addirittura una discontinuità negli equilibri di potere interni) ha scatenato un putiferio. Insieme ai rappresentanti del Tesoro, anche i consiglieri di minoranza, l&#8217;ex amministratore della Fiat Paolo Cantarella, Silvia Merlo e Christian Streiff si sono subito opposti. Ed è toccato a Orsi, cioè a colui che era stato presentato come la vittima di un ribaltone, cercare di ricomporre la situazione, convincendo il consiglio a confermare a Pansa le deleghe già avute in precedenza. Oltre a quelle, il direttore generale ha portato a casa la gestione dei rapporti con le controllate, sempre però con l’obbligo di riportare direttamente allo stesso Orsi e non invece come funzione autonoma tipica di un amministratore delegato. Uno schema pressoché identico a quello vigente al tempo del suo predecessore Giorgio Zappa. Anche se forse le aspettative di Pansa, il cui nome un anno fa era finito nella terna predisposta da Guarguaglini per la successione all’incarico di capo supremo della grande holding pubblica, erano un po’ diverse. E lo strappo è stato evidentemente troppo forte, in un momento come questo, perché l’incidente possa considerarsi del tutto chiuso. Almeno da parte dell’azionista principale, il Tesoro. Tanto che a via XX settembre non vedrebberomale una iniziativa che sparigliasse le carte, collocando Pansa alla guida di una importante controllata. Per esempio il gruppo Selex, un tempo regno della moglie di Guarguaglini, Marina Grossi. E che dopo le fusioni delle varie di cui era composto dovrebbe assumere un ruolo cruciale nella strategia di transito della Finmeccanica da azienda prevalentemente militare a società a elevata tecnologia più attiva nel civile. Non una semplice promozione ai fini di rimozione, come se ne sono viste tante: se è vero, come fa notare qualcuno, che l’ipotesi potrebbe essere vista addirittura come un investimento. Prima di tutto perché il gruppo Selex, come detto, è considerato uno dei pezzi più pregiati di Finmeccanica in una prospettiva strategica. In secondo luogo perché il passaggio di Pansa al timone di quest’azienda offrirebbe anche al manager figlio del giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, che ha una formazione prettamente finanziaria, l’occasione per misurarsi con la gestione operativa di un’attività industriale. Magari nella prospettiva di una crescita futura. Magari. Nell’immediato, invece, forse è un modo per tentare di spegnere almeno uno dei tanti focolai d’incendio all’ultimo piano.</p>
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		<title>Fonsai: «Unipol al 61% dopo la fusione»</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8041/fonsai-%c2%abunipol-al-61-dopo-la-fusione%c2%bb.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Al termine di un consiglio fiume ieri Fonsai ha mandato a Premafin, Milano e (per conoscenza) a Unipol la sua proposta sui concambi: secondo tali indicazioni il gruppo di Bologna potrebbe controllare il nuovo polo assicurativo post fusione a quattro con il 61,05%. Una percentuale che si confronta con il 66,7% indicato inizialmente dalla società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al termine di un consiglio fiume ieri Fonsai ha mandato a Premafin, Milano e (per conoscenza) a Unipol la sua proposta sui concambi: secondo tali indicazioni il gruppo di Bologna potrebbe controllare il nuovo polo assicurativo post fusione a quattro con il 61,05%. Una percentuale che si confronta con il 66,7% indicato inizialmente dalla società guidata da Carlo Cimbri e con il concambio circolato nelle scorse settimane quale frutto di un successivo negoziato fra i vertici delle compagnie, pari al 61,8%. A questo punto Unipol, dopo che Premafin eMilano avranno deciso (entro lunedì) e le indicazioni diventeranno a tutti gli effetti formali, passerà a una loro valutazione. E da ambienti vicini al gruppo bolognese sembra di capire che l’esito appaia al momento tutt’altro che scontato. Nessun consiglio peraltro risulta ancora convocato. Il lungo board di Fonsai, che ha anche dato disponibilità ad approfondire la nuova offerta di Sator e Palladio fino a quando sarà pervenuta la risposta di Unipol sui concambi (quindi, in caso di accordo, dovrebbe automaticamente decadere) ha dunque formulato le proposte sui concambi, inviando a Premafin eMilano i rispettivi pesi che potrebbero essere assegnati agli azionisti delle singole società dopo la fusione, in relazione anzitutto alla ripartizione «macro» indicata per Unipol. Per Fondiaria-Sai, controllata per il 35% da Premafin, viene proposto il 27,45%; per la Milano, a sua volta controllata da Fonsai con il 63%, viene indicato il 10,7%, mentre per la holding la quota assegnata è pari allo 0,85%. Numero però che non è compreso nel range già deliberato ieri dalla stessa Premafin: preso atto delle indicazioni dell’advisor Leonardo e sulla base del parere del comitato parti correlate, la holding ha valutato che la quota di pertinenza degli attuali azionisti della holding possa essere compresa tra 0,98% e 1,66%. Oggi il board presieduto da Giulia Ligresti si riunirà di nuovo per decidere su quanto ricevuto da Fonsai. La Milano invece, il cui consiglio è stato quasi integralmente rinnovato di recente in relazione alla normativa sui doppi incarichi, ha convocato gli amministratori per lunedì. Non è chiaro a questo punto se si arriverà con un’indicazione definitiva in tempo per l’assemblea di Premafin: i soci della holding sono chiamati ad approvare l’aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol, operazione però a cui manca ancora il dato preliminare fondamentale, i concambi definitivi, appunto. L’aumento poi, che deve consentire a Premafin di sottoscrivere la propria quota parte (35%) della ricapitalizzazione di Fonsai, da solo non è sufficiente perché la società possa continuare nel piano di risanamento ex l’articolo 67 della legge fallimentare: non è stato ancora perfezionato l’accordo di ristrutturazione del debito con le banche, disponibili a sottoscriverlo solo all’interno dell’accordo di aggregazione con Unipol. Rispetto al quale però manca come si è detto il dato chiave: sempre l’intesa definitiva sui concambi. Premafin dunque è «in bilico » perché senza l’accordo formale con le banche, che secondo alcune voci potrebbe però arrivare comunque oggi o al massimo lunedì, dovrebbe venire a mancare la continuità aziendale. E a fine maggio gli istituti creditori (per 368milioni) potrebbero escutere il pegno sulla partecipazione in Fonsai, diventando così i soci di maggioranza con circa il 42% se si considera anche la partecipazione già detenuta da Unicredit (6,6%) in patto con Premafin</p>
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		<title>Julissa, lo stalking, l’ultima beffa Convocata dopo la sua morte</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8038/julissa-lo-stalking-l%e2%80%99ultima-beffa-convocata-dopo-la-sua-morte.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[A violarne la memoria non sono soltanto le dodici coltellate con le quali è stato massacrato il suo corpo. Ad aggiungere orrore al dolore non è la telefonata con la quale il suo aguzzino ha avvisato la mamma: «Finalmente ho ammazzato tua figlia». C’è un fax, che aggiunge indecenza alla scomparsa di una donna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A violarne la memoria non sono soltanto le dodici coltellate con le quali è stato massacrato il suo corpo. Ad aggiungere orrore al dolore non è la telefonata con la quale il suo aguzzino ha avvisato la mamma: «Finalmente ho ammazzato tua figlia». C’è un fax, che aggiunge indecenza alla scomparsa di una donna di 26 anni, madre di una bambina di due. È quello spedito il 15 maggio dalla Procura alla questura di Vicenza, in cui il pm Luigi Salvadori chiede che venga sentita la vittima di un’aggressione. Una vittima già morta, da dieci giorni. Julissa Dilia Reyes Feliciano, dominicana, ballerina di lap dance residente a Montecchio Maggiore, è stata uccisa il 5 maggio nella stanza numero 10 dell’Hotel Dream di Vicenza, dove aveva seguito il conterraneo Gil Jesus Maria Paredes, 37 anni, parrucchiere. Un amore malato, nato quasi un anno prima. Undici mesi di tira e molla fatti di paura, violenze, botte. E di un aborto, provocato dai pugni dell’uomo, l’estate scorsa. Il 10 agosto Julissa era stata pestata a sangue da Gil, ma lo aveva denunciato solo il 23 settembre, per lesioni. Sei mesi dopo, il 15 marzo, il pm Salvadori ha chiesto approfondimenti: si chiama «delega d’indagine», un agente deve ascoltare chi ha sporto denuncia per verificare i fatti. Da marzo sono passati altri due mesi prima che quella richiesta arrivasse in questura, il 15 maggio. Ma Julissa era già morta. Di denunce in tutti questi mesi ne sono state fatte sei: quattro dalla madre della vittima e due dalla ragazza. Per ingiurie, percosse, lesioni e danneggiamento. Lei voleva chiudere la storia, lui non si rassegnava. Julissa si era dovuta trasferire con la madre a casa di una zia per proteggersi, Gil non mollava. «Me l’aveva detto che l’avrebbe ammazzata», urlava Mercedes Gertrudis Reyes andando avanti e indietro come un animale in gabbia davanti all’hotel dove era stata massacrata sua figlia. Gil, ora in carcere, non ha mai negato. Gli avvocati della signora Reyes, Paolo Mele e Agron Xhanaj, hanno presentato istanza per ottenere le copie degli atti in merito ai fascicoli per lesioni e danneggiamento. E hanno convinto la madre di Julissa a sporgere denuncia per stalking. Mercoledì la donna è partita per Santo Domingo, dove saranno celebrati i funerali della figlia.</p>
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		<title>Dirigenti d’Italia: l’età media è 59 anni</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8035/dirigenti-d%e2%80%99italia-l%e2%80%99eta-media-e-59-anni.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Parla sempre di giovani. Ma «la nostra classe dirigente andrà, probabilmente, in pensione prima che la crisi sia superata». Vittorio Sangiorgi, delegato nazionale dei giovani della Coldiretti, accende la platea dell’Auditorium con i risultati di un report sull’età media della nostra classe dirigente: è la più vecchia d’Europa con una media di 59 anni. Brontosauri. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parla sempre di giovani. Ma «la nostra classe dirigente andrà, probabilmente, in pensione prima che la crisi sia superata». Vittorio Sangiorgi, delegato nazionale dei giovani della Coldiretti, accende la platea dell’Auditorium con i risultati di un report sull’età media della nostra classe dirigente: è la più vecchia d’Europa con una media di 59 anni. Brontosauri. Inamovibili, soprattutto nelle banche, dove amministratori delegati e presidenti raggiungono la media di 67 anni. Pari a quella dei vescovi. Anche il nostro governo ha un’etàmedia di 64 anni.Ma in Gran Bretagna David Cameron è diventato primo ministro a 43 anni, Tony Blair a 44. Barack Obama ha cominciato a guidare gli Usa a 47. Tra i nostri parlamentari l’età scende a 57 per i senatori, 54 per i deputati. Nell’era digitale, quella dei direttori generali della pubblica amministrazione è di 57 anni. Cosa che secondo la Coldiretti incide nella scarsa innovazione tecnologica della burocrazia. Una media che sale a 61 anni nelle aziende partecipate statali. Secondo la ricerca, l’età media degli amministratori delegati delle aziende quotate in Borsa a Milano è di 53 anni. Nella scuola la situazione è anche peggiore: i professori universitari italiani hanno in media 63 anni e sono i più anziani del mondo industrializzato. Invecchia anche la dirigenza sindacale: i segretari regionali delle maggiori rappresentanze hanno in media 57 anni. 59 quelli delle organizzazioni di rappresentanza dell’industria e del commercio. In Coldiretti l’età media dei presidenti regionali è di 47 anni. «La disoccupazione giovanile record non è solo un problema familiare e sociale, ma provoca anche un invecchiamento della classe dirigente» spiega Sangiorgi. E il presidente della Coldiretti Sergio Marini aggiunge: «Ad essere vecchie e anche poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi si cerca di riproporre modelli di sviluppo fondati sulla finanza e sulle economie di scala che hanno già fallito altrove e che non hanno nulla a che fare con le peculiarità del Paese». «L’Italia — spiega — può tornare a crescere solo se investe nelle proprie risorse: i territori, l’identità, il turismo, la cultura e il cibo che sono una leva competitiva formidabile per trainare il Made in Italy nel mondo». È d’accordo il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania: «I giovani che sono riuniti qui rappresentano un modello importante per il comparto ma anche il futuro stesso del nostro Paese. Ecco perché meritano delle risposte concrete, soprattutto in questo momento di crisi in cui le imprese sono obbligate a fare i conti con mutamenti repentini e con la necessità di ridisegnare tempestivamente le proprie strategie ». Gli esempi ci sono già. Schierati ieri fuori dell’assemb l e a d e i giovani d e l l a Coldiretti facevano bella mostra di sé. Dall’azienda nella Val Chiusella che produce agridetersivo (a base di erbe inclusa la melissa che lascia un alone di felicità) a quella di Carmagnola specializzata in prodotti per i ristoranti cinesi. Da quella che raccoglie e trasforma la biblica Manna fino a quella che, sfruttando i cambiamenti climatici, produce a Palermo banane. Tutta roba da giovani.</p>
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		<title>«Favori e auto per i fondi ai film»</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8032/%c2%abfavori-e-auto-per-i-fondi-ai-film%c2%bb.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[L’inchiesta è quella sui Grandi eventi e il sequestro preventivo di beni è per 16 milioni di euro: case e terreni sparsi tra Roma, Siena e Belluno, 11 conti correnti bancari e quote societarie. I primi due indagati per corruzione sono i «soliti » Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio dei Lavori pubblici, e l’imprenditore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta è quella sui Grandi eventi e il sequestro preventivo di beni è per 16 milioni di euro: case e terreni sparsi tra Roma, Siena e Belluno, 11 conti correnti bancari e quote societarie. I primi due indagati per corruzione sono i «soliti » Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio dei Lavori pubblici, e l’imprenditore «acchiappa- appalti» Diego Anemone. Ma questo ennesimo filone d’indagine sui lavori da centinaia di milioni di euro affidati agli «amici degli amici» svela altre novità sui meccanismi utilizzati dalla coppia per fare affari. E molto — se non tutto — ruota questa volta attorno a Lorenzo Balducci: è il figlio dell’ex funzionario pubblico — attore in carriera—che «non doveva sapere che la società che produceva il film di cui era protagonista era riconducibile ai suoi genitori ». Non è finita. C’è un terzo indagato per corruzione, è l’attuale direttore generale della Siae ed allora capo della direzione Cinema delministero dei Beni culturali, Gaetano Blandini. E al vaglio della procura c’è la posizione dell’ex ad di Rai Cinema e attuale vice direttore generale e direttore dell’Intrattenimento di Viale Mazzini, Giancarlo Leone. I provvedimenti del gip Antonella Minunni sono stati eseguiti dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza. Il giudice ha spiegato il «meccanismo: Balducci consentiva l’aggiudicazione di una serie di appalti pubblici, di notevole importanza e valore economico, ad imprese direttamente o indirettamente riconducibili ad Anemone ricorrendo, arbitrariamente, al meccanismo della cosiddetta procedura negoziata, evitando il ricorso alla gara pubblica, veicolando in tal modo l’esito della gara stessa. A fronte di tale vantaggio (stimato in appalti per 300 milioni di euro)— ha sostenuto la Minunni—Anemone rispondeva finanziando, attraverso le proprie società, opere cinematografiche di specifico interesse del figlio di Balducci, oppure erogando consistenti importi di denaro (secondo le Fiamme Gialle, 140mila euro destinati ad acquistare un appartamento a Roma, ndr) volti a finanziare operazioni immobiliari di interesse» dello stesso Balducci. A Blandini viene contestato di aver finanziato, all’epoca, cinque film interpretati da Balducci junior: «Gas» (2005, nel cast anche Loretta Goggi), «Last minute Marocco» (2007), «Ce n’è per tutti» (2009, tra gli interpreti Stefania Sandrelli), «Aspettando Godard» e «Io, Don Giovanni » (tutti e due nel 2009)». In cambio avrebbe ricevuto da Anemone «lavori e la consegna di materiali presso la sua abitazione di Roma per un valore di 9.053 euro, oltre alla vendita a un prezzo di favore di una Bmw intestata alla moglie». «Sono profondamente amareggiato ma, nel contempo, profondamente sereno», è stata la reazione di Blandini. Per altri tre film c’è stato invece &#8211; secondo l’accusa &#8211; il solo sostegno di Anemone (che in totale ha versato poco meno di otto milioni di euro per altrettante pellicole): «Il sole nero» (2006, con Valeria Golino), «Concorso di colpa» (2005, con Francesco Nuti) e «Ma l’amore sì» (2006). Leone (che non è indagato) è stato tirato in ballo da Igor Uboldi, ex amministratore e socio della «Edelweiss Production », la società riconducibile a Balducci e Anemone che ha sponsorizzato alcuni film: con i pm—riporta il giudice— Uboldi ha sostenuto che «Anemone e Balducci gli dissero che avrebbero potuto ottenere ulteriori finanziamenti da Mibac e Rai Cinema grazie a contatti personali dello stesso Balducci con Blandini e Leone».</p>
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		<item>
		<title>«Studiato l’obiettivo I terroristi pronti a entrare in azione»</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8029/%c2%abstudiato-l%e2%80%99obiettivo-i-terroristi-pronti-a-entrare-in-azione%c2%bb.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[L’«inchiesta» dei terroristi per studiare le abitudini del prossimo obiettivo potrebbe essere già terminata con una «cellula» pronta a colpire. È questo il timore più forte che emerge dalla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato ieri al Viminale per affrontare l’emergenza eversiva dopo il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’«inchiesta» dei terroristi per studiare le abitudini del prossimo obiettivo potrebbe essere già terminata con una «cellula» pronta a colpire. È questo il timore più forte che emerge dalla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato ieri al Viminale per affrontare l’emergenza eversiva dopo il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi avvenuto dieci giorni fa a Genova. Perché gli elementi raccolti sui movimenti anarcoinsurrezionalisti che hanno agito negli ultimimesi in Italia e all’estero confermano come la strategia sia quella di pianificare sempre azioni coordinate. È vero che l’ultimo attacco ha manifestato un salto di qualità visto che si è passati dalle spedizioni esplosive ai colpi di pistola. Ma altri agguati potrebbero essere già stati pianificati, come del resto viene annunciato nel volantino di rivendicazione recapitato venerdì scorso al Corriere della Sera. Sette azioni, tanti quanti sono «gli altri fratelli greci» detenuti proprio come Olga Ikonomidou alla quale è stata intitolata la «cellula» che ha siglato il primo attentato, sono state annunciate nel documento siglato dalla Fai, la Federazione anarchica informale. Ed è su questo che adesso lavorano gli esperti dell’Antiterrorismo e dei servizi di intelligence nell’attività di indagine e di prevenzione che cerca di fronteggiare la minaccia. Con un’attenzione particolare a domenica e lunedì quando ci sarà la nuova scadenza elettorale con i ballottaggi delle amministrative. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri conferma che i 1.500 militari da impiegare nei servizi di vigilanza fissa saranno scelti tra quelli già impiegati in ordine pubblico e dovranno «piantonare» almeno 400 postazioni. Agli edifici già sorvegliati (circa 14 mila gli obiettivi sensibili) si aggiungono le sedi di Finmeccanica e di Equitalia, quelli delle aziende che hanno dipendenti in cassa integrazione oppure sono a rischio chiusura, ma anche i cantieri della Tav e alcuni tratti della linea ferroviaria. Diverse sono le modalità per il dispositivo di scorta e tutela con «oltre 550 persone sottoposte a protezione, e oltre 2.000 operatori di polizia impegnati». Su questo tasto ha battuto il ministro Cancellieri che nel comunicato diramato al termine della riunione ha ribadito come «una particolare attenzione è stata rivolta alla delicata attività del personale dei settori della Pubblica Amministrazione che sono oggetto di contestazione anche violenta».</p>
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		<item>
		<title>La disfida delle due Regine per i tonni di Gibilterra</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8026/la-disfida-delle-due-regine-per-i-tonni-di-gibilterra.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trentun anni fa era successo lo stesso. Al «matrimonio del secolo», quello tra Carlo e Diana, non c’era neppure un rappresentante della Corona spagnola. In questo weekend di celebrazioni per i 60 anni di regno di Elisabetta II di nuovo nessun reale spagnolo sarà lì a festeggiare. La colpa è sempre di Gibilterra, la punta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trentun anni fa era successo lo stesso. Al «matrimonio del secolo», quello tra Carlo e Diana, non c’era neppure un rappresentante della Corona spagnola. In questo weekend di celebrazioni per i 60 anni di regno di Elisabetta II di nuovo nessun reale spagnolo sarà lì a festeggiare. La colpa è sempre di Gibilterra, la punta iberica che sorveglia lo stretto tra Europa e Africa che Madrid rivendica e che Londra si guarda bene dal concedere. Nel 1981 fu la partenza della luna di miele dalla penisola contesa a creare lo scandalo. Questa volta è la somma di due sgarbi e un problema. I primi due sono la visita di giugno di Edoardo, figlio di Elisabetta, alla Rocca della colonia più la partecipazione della banda del Reggimento di Gibilterra alle celebrazioni. Il problema (più serio visti i numeri della recessione) riguarda i diritti di pesca britannici in concorrenza con la flotta spagnola. Si tratta del passaggio dei tonni nello stretto:moneta nuotante. È stato il premier spagnolo Mariano Rajoy, «considerando le attuali circostanze» a chiedere il gesto di protesta ai suoi reali. Sofía aveva già pronta la valigia per volare dal cugino Filippo e da Sua Altezza la moglie di lui. Ligia al dovere, da 50 anni silenziosa e zelante, Sofía ha rinunciato. Questa lite Madrid-Londra si trascina tra armi e diplomazia dal 1713, quando la Spagna cedette Gibilterra per trattato. Una ripicca in più o in meno non cambierà la contesa. Dal punto di vista strettamente personale, però, per la regina Sofía è addirittura meglio così. La partecipazione al banchetto di oggi al Castello di Windsor da Elisabetta e poi a sera a Buckingham Palace da Carlo era annunciata da un paio di mesi. Sofía e re Juan Carlos avrebbero dovuto essere vicini di sedia della coppia imperiale giapponese e forse di uno tra i sultani del Brunei, del Butan o del Qatar. Ma poi Juan Carlos è andato in Africa a caccia d’elefanti, si è rotto l’anca e quando è tornato il segreto di pulcinella della sua doppia vita con amante al seguito è emerso agli occhi di tutti. «Mi sono sbagliato, non succederà più», si è scusato il re con un Paese che aveva cominciato a parlare di abdicazione e di spese irresponsabili. La stampa si è chetata, anche perché Sofía non ha mai detto una parola. Ma a casa? Lei e Juan Carlos vivono separati nella stessa reggia da anni. Tanto lui è sempre stato esuberante, sportivo e farfallone, tanto lei è stata grigia, riservata e professionale (per il mestiere di regina). C’è un terremoto? Lei arriva a consolare le vittime in ospedale. Un attentato? Una slavina? Un’inondazione? Lei è subito lì. Impeccabile fino all’ultimo ricciolo. Gli stilisti storcono il naso per i suoi completini d’antan, le sue tinture tra il topo e il tortora, ma gli spagnoli l’hanno apprezzata per come ha tirato su i figli. E nessuno le rimprovera l’ostentata vicinanza alla figlia Cristina, sposa di Iñaki Urdangarín, prossimo a una condanna per tangenti. Lunedì cadeva il 50esimo anniversario delle nozze tra lei e Juan Carlos. Sofía ha cancellato ogni festa, pubblica o privata. Per la Spagna sì, per lui neanche per sogno. Ormai Sofía è sempre più nel ruolo di regina madre e sempre meno in quello di regale consorte. Quando la traballante salute di Juan Carlos consigliò di annullare la sua presenza alla corte britannica, Sofía si è resa disponibile a rappresentare, lei greca di nascita, la corona spagnola. Ma di cosa avrebbe parlato a tavola? Di zanne? Della principessa Corinna, amante del marito? Dei 15 milioni contestati al genero? Juan Carlos ha avuto il buon gusto di rispedire l’amica in Germania. Ma non è una ricucitura. Il re si è solo piegato al «bene della Spagna» hanno detto fonti di corte. Appunto. Di cosa avrebbe dovuto discorrere Sofía a Londra?</p>
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		<title>E i bianchi divennero minoranza</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8023/e-i-bianchi-divennero-minoranza.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salinas, cento miglia a sud di San Francisco, è la città dove John Steinbeck è nato e ha ambientato alcune delle sue più famose opere letterarie, come Uomini e topi. Salinas è chiamata «the Salad Bowl of America» (l&#8217;insalatiera d&#8217;America), perché il suo clima mite permette ogni anno otto raccolti d&#8217;insalata. A Salinas vive una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salinas, cento miglia a sud di San Francisco, è la città dove John Steinbeck è nato e ha ambientato alcune delle sue più famose opere letterarie, come Uomini e topi. Salinas è chiamata «the Salad Bowl of America» (l&#8217;insalatiera d&#8217;America), perché il suo clima mite permette ogni anno otto raccolti d&#8217;insalata. A Salinas vive una mia amica medico. Benjamin, suo figlio diciassettenne, è uno dei due «bianchi» in una high school dove tutti gli altri studenti sono figli di messicani, sudamericani e asiatici immigrati, che lavorano nei campi di ortaggi. Benjamin — fieramente anglofono — a scuola si trova bene, ma ha difficoltà a comunicare con molti dei suoi compagni, perché lo spagnolo non viene nemmeno insegnato, essendo compreso e usato correntemente da tutti. Del resto, alcuni dei suoi compagni fra di loro non parlano lo spagnolo, ma i dialetti delle montagne interne messicane. Questa storia aiuta a capire il senso del dato pubblicato ieri dal New York Times: per la prima volta nella storia degli Usa, nel 2011 i neonati bianchi non ispanici sono stati meno della metà delle due milioni di nuove nascite. Le «minoranze» (ispanici, neri, asiatici e figli di coppie miste) sono diventate maggioranza, il 50,4%. L&#8217;Italia nel suo complesso è ancora lontana da questi numeri: nel 2010 i nati con entrambi i genitori stranieri sono stati «solo» il 14%, anche se il doppio rispetto al 2002. Ma in vaste zone del paese le cose sono ben diverse. Nel comune vicentino di Arzignano — nel distretto delle concerie, dove lavorano praticamente solo operai stranieri — nel 2010 le nascite con entrambi i genitori stranieri sono state il 45%. Il 50% registrato mediamente negli Usa viene oggi superato abbondantemente ad Arzignano se—come fanno gli statistici americani—i figli di coppie miste vengono inclusi nel calcolo. Gli Usa e Arzignano configurano il futuro della popolazione italiana ed europea? Con la crisi, gli ingressi immigratori sono rallentati e i rientri in patria sono aumentati. Questa inversione di tendenza è stata particolarmente accentuata in alcune regioni europee — come in Catalogna, particolarmente colpita dal collasso della produzione edilizia. Anche i primi dati del censimento italiano del 2011 suggeriscono che — verosimilmente —una parte degli stranieri oggi ancora iscritta nelle anagrafi comunali in realtà ha fatto ritorno in patria. Tuttavia, nei prossimi anni è facile prevedere che in Italia il numero di stranieri stabilmente presenti aumenterà ancora, anche se la crisi continuerà. In Veneto nel 2011 le imprese hanno creato appena metà dei nuovi posti di lavoro creati nel 2008. Tuttavia, la proporzione di questi nuovi posti occupati da stranieri è rimasta invariata, quasi il 40%. Ciò significa che — da un lato—per alcune figure professionali gli imprenditori preferiscono rivolgersi a nuovi lavoratori stranieri, dall’altro che molti giovani italiani possono ancora permettersi di rifiutare posti di lavoro considerati, a torto o a ragione, non in linea con le aspettative loro (e dei loro genitori). Inoltre, nei prossimi anni — malgrado la riforma Fornero abbia drasticamente alzato l&#8217;età pensionabile — lasceranno progressivamente il lavoro i figli del baby boom, nati nel 1950-75, molto numerosi, con basso titolo di studio e in gran parte impegnati in attività manuali, mentre si affacceranno sul mercato del lavoro le striminzite generazioni nate dopo il 1975, in buona parte diplomati. Poiché i lavorimanuali non spariranno certo di colpo, si aprono grandi opportunità per nuovi lavoratori che vengono da lontano. Infine, per i prossimi decenni in molti Paesi dell&#8217;Africa, dell&#8217;Asia e dell’America Latina la demografia agisce in senso opposto: i nuovi aspiranti lavoratori saranno molto più numerosi dei nuovi pensionati, e anche se in molti di questi Paesi la crescita economica corre veloce, non tutti i giovani troveranno qualcosa da fare in patria, e molti di loro cercheranno fortuna in Occidente. Quindi, l&#8217;Italia e l&#8217;Europa diventeranno sempre più simili agli Usa e ad Arzignano (e forse a Salinas). È bene affrontare questo straordinario mutamento, adeguando il nostro sistema sociale, scolastico, normativo e politico. Ma, prima di tutto, rinnovando le nostre mentalità.</p>
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		<title>La soprano e il restauratore In Comune se vince Orlando</title>
		<link>http://www.blogncc.com/8020/la-soprano-e-il-restauratore-in-comune-se-vince-orlando.html</link>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 04:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog NCC staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[«Io sono molto credente e penso che tutto quel che mi sta succedendo faccia parte di un disegno&#8230; forse è l’indicazione di una strada da seguire ». Federica Aluzzo, 38 anni, è un impasto di energia, entusiasmo e ingenuità. Passa il tempo libero a dare lezioni ai bambini di Borgo nuovo, ha energia da vendere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Io sono molto credente e penso che tutto quel che mi sta succedendo faccia parte di un disegno&#8230; forse è l’indicazione di una strada da seguire ». Federica Aluzzo, 38 anni, è un impasto di energia, entusiasmo e ingenuità. Passa il tempo libero a dare lezioni ai bambini di Borgo nuovo, ha energia da vendere, ma imprudentemente si offre alla perfidia presentandosi come «biologa, coreografa e scrittrice». Tra breve le potrebbe toccare di aggiungere anche «consigliere comunale per caso». Con i suoi 192 voti di preferenza è l’ultima dei 30 consiglieri su 50 che andrebbero alle liste di Leoluca Orlando in caso di vittoria al ballottaggio. Ma più che il frutto di un disegno divino questo è l’effetto paradossale della nuova legge regionale concepita dal governatore Lombardo e dagli alleati del Pd che a, conti fatti, sono stati i primi a subirne le conseguenze. Se infatti Orlando avesse vinto al primo turno le sue liste avrebbero dovuto totalizzare il 40% (si sono fermate al 17%) per garantirsi il premio di maggioranza. Ciò non vale al ballottaggio. Risultato: Orlando potrebbe fare bottino pieno. Beffando tutti, compresi i compagni di viaggio de «La Sinistra», che restano a bocca asciutta perché non hanno superato lo sbarramento del 5%. Tirando le somme, la lista dell’Idv ha preso a scorrere fino ad arrivare alla vulcanica Federica. Mentre per altri partiti, come il Pdl che in totale avrà appena tre consiglieri, non basteranno 1.900 voti di preferenza per garantirsi un posto di consigliere. Federica non è l’unico «consigliere per caso» che si avvia a scalzare da «Palazzo delle Aquile» persino deputati nazionali come Nino Lo Presti (Fli) o macchine da voti come Marianna Caronia (Pid). I potenziali consiglieri di quello che con una sola parola viene chiamato «u sinnacollando» non hanno una fisionomia ben definita. Nulla di paragonabile ai grillini; piuttosto un’area (politicamente trasversale) di Palermo che si affida alla figura di Orlando, prima che a un progetto di governo della città. C’è Serena Bonvissuto, 25 anni e laurea in lettere moderne, molto impegnata nel volontariato: «Sarà la prima volta ma abbiamo già fatto i corsi di formazione necessari ». Ma in consiglio potrebbe entrare anche il soprano Maria Pia Tramontata, 58 anni, e appena 273 voti di preferenza: «Non potevo continuare a girare la testa dall’altra parte, ho già visto come hanno fatto morire la cultura e il teatro». E poi Sandro Leonardi, 41 anni, inappuntabile manager bancario che gestisce un portafoglio clienti da 20milioni di euro. Ha mollato la grisaglia per girare nei mercati del Capo e della Vucciria: «Esperienza unica, ho fatto il giro tra la gente e nessuno ha dubbi nel ritenere quella di Orlando come l’unica stagione in cui questa città non è stata l’ultima. Se restavano ancora quelli di prima l’unica alternativa era dire a mia figlia di andar via dalla Sicilia». E ancora, il consiglio sembra a portata di mano per un ruspante sindacalista di base dell’Amat, la disastrata azienda dei trasporti di Palermo. Orazio La Corte ha conquistato appena 317 voti e se la ride a sentire quelli che «s’arraggianu», si dannano, perché non gliene bastano 2.000. «Io non sono certo il salvatore della patria, ma almeno porto problemi concreti ed esperienza. Anche il mio modo di essere è quello della gente comune». E poi ci sono dei veri fenomeni elettorali come Francesco Bertolino, 34 anni, docente di restauro, che all’attivo aveva solo una breve esperienza da consigliere di circoscrizione. Con 853 voti è il terzo e ha scavalcato anche alcuni uscenti. Altra differenza rispetto ai grillini: nella lista dell’Idv sono tanti anche gli eletti non per caso. Ex, consiglieri provinciali, fratelli di deputati nazionali, vecchimilitanti di Rete ed Idv. E perfino chi ha goduto in pieno delle fortune del capo, come Totò Orlando, dipendente della provincia, ex del Pd, consigliere uscente e assessore comunale a Corleone. Guarda caso è stato il più votato: «È vero il cognome mi ha favorito ma io non sono come gli altri, sono stato io a scoperchiare tanti scandali e sono ancora carico&#8230; più dei nuovi»</p>
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