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Il giudice al party degli indagati Fi: «Processo a Silvio da rifare»

«Se lapersona fotografata a Lugano fosse stata una persona qualunque o, peggio, se fosse stata un politico, sicuramente sarebbe già in galera». Daniela Santanchè è un politico abituato a dire ciò che pensa, senza timori reverenziali, che non ha paura di nessuno. Dirigente di Forza Italia, ex sottosegretario, ieri haaccusatosenza giridiparole ilCapo dello Stato di essere «regista» del complotto internazionale ordito ai danni di Silvio Berlusconi e strappato in questo modo una nota di risposta ufficiale del Quirinale: figurarsi se poteva intimidirsi rispetto alla richiesta di commentare ilcasodel giudice ClaudioD’Isa, che ha contribuito a far condannare il Cavaliere inCassazione e che è stato fotografato in compagnia di soggetti già «attenzionati » dalle Procure italiane. «La vicenda delgiudice Antonio Esposito che rilascia una intervista sulla sentenza prima, lo scontro in corso nella ProcuradiMilano dove imagistrati si accusano l’un l’altro di illegalità e questo ultimo caso fanno cadere il mito secondo cui i giudici sarebbero uomini superiori: sono uomini-uomini », dice Santanchè. Che poi si ferma un secondo a riflettere. «A differenza degli altri uomini, però, i magistrati non paganomai». Ilcentrodestradaannichiede la responsabilità civile dei magistrati, il Pdl prima e Forza Italia ora propongono una riforma della giustizia che spoliticizzi la magistratura e renda veramente «terzo» il magistrato, che venga tutelato il diritto ad un giusto processo: tutte le proposte fatte finora, però, sono morte in Parlamento. «Noi tutti siamo chiamati a rispondere non soltanto di reati, cosa che mi sembradel tuttoovvia,maanchedeinostricomportamenti », rileva la dirigente azzurra. «Quanti veleni, veline e intercettazioni sono uscite specie negli ultimi anni, che riguardavano fatti non penalmente rilevantima sonostatiutilizzati per formulare giudizi?», chiede Santanchè. Tanti. «Questo fa evincere che la favoletta che ci ha propinato una certa parte politica sui magistrati super uomini non regge, e, di conseguenza, che abbiamosempre avuto ragione noi», conclude. Augusto Minzolini, senatore di Forza Italia, già direttore del Tg1, il nome diClaudioD’Isa loaveva già conosciuto il26 settembre 2010, molto prima che il magistrato fosse chiamato a giudicare il leader del centrodestra. Quel giorno, infatti, su Facebook era girata una curiosa richiesta dimobilitazione. Lo scopo dell’iniziativa era duplice: «Riportare Serena Dandini su Raitre e licenziare Augusto Minzolini», si diceva testualmente. Ilgiornalista che era a capo della principale testata giornalistica italiana veniva tra le altre cose chiamato “Minzulpop”. EbbeneilmagistratodellaCassazioneaveva condivisopubblicamentequell’appello, cliccato “mi piace”. «Qualche segnaledi faziosità diciamo che sipoteva intuire», scherza ora il senatore. Certo, dice facendosi serio,«oramisembra evidente che stiamo parlando di una persona affetta da uno dei peggiori mali della magistratura edell’intera classedirigente italiana: l’ipocrisia». Michaela Biancofiore, ex sottosegretario, deputata forzista, pensa che le rivelazioni sul magistrato potrebbero “aiutare” l’expremier adimostrare che il giudizio cui è stato sottoposto era viziato. «Il casodelgiudiceD’Isa rappresenta una ulteriore prova documentale che dovrà essere valutata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo», sostiene Biancofiore. È stata lei a presentare il ricorso al tribunale europeo che, ricorda, «sarà chiamato a verificare l’effettiva terzietà dei giudizi che hanno pronunciato la sentenza e che, alla luce anche degli ultimi sviluppi, mi sembra ancora più in discussione », conclude la deputata.

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