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Jeep Cherokee 2.0 Multijet Limited, la svolta (con stile) della suv americana

nuova_jeep_cherokee_25319Oltre al nome ormai leggendario e alle sette feritoie verticali della mascherina (una sorta di “marchio”per le Jeep),della Cherokee precedente non è rimasto nulla: la nuova rompe con le tradizioni, al punto di esibire le curiose luci anteriori su tre livelli. Le linee sono morbide ma la fiancata è piuttosto massiccia,con opportune protezioni in plastica che corrono nella parte inferiore della carrozzeria e rimarcano il profilo dei passaruota. Oltre ai grintosi cerchi in lega di 18 pollici, la Limited ha di serie sensori di parcheggio e telecamera: preziosi, in manovra, dati i 462 cm di lunghezza e la forma di finestrini e lunotto (davvero piccolo). Il prezzo include i rivestimenti in pelle, il sistema d’accesso senza chiave e varie finezze. Volendo risparmiare, con lo stesso 2.0 a gasolio c’è l’allestimento Longitude (5.000 euro in meno): anch’esso dispone di sette airbag,ma fa rinunciare ai fari bixeno, al portellone elettrico, ai sensori di parcheggio e alla retrocamera. Attuale nello stile e curata, la plancia reca al centro un generoso schermo (8,4 pollici) per gestire la radio, il telefono e il navigatore. Quest’ultimo è fra i pochi accessori a pagamento (costa 1.500 euro). Un secondo schermo si trova fra i due strumenti a lancetta del cruscotto. A portata di mano il pulsante d’avviamento e i comandi del “clima”bizona (di serie),mentre rischiano di confondere le idee i tanti tasti nelle razze del volante. Ottima l’abitabilità: i passeggeri anteriori sono accolti su poltrone ventilate e con regolazioni elettriche dal lato guida, quelli posteriori su un divano diviso in due sezioni indipendenti e scorrevoli longitudinalmente di 14 cm; peccato solo che per un eventuale passeggero centrale siano d’impaccio il tunnel della trasmissione e il mobiletto che ospita le bocchette di ventilazione. La capacità del bagagliaio varia fra i 412 e i 500 litri con tutti i posti in uso, e raggiunge i 1267 a schienali reclinati. Il quattro cilindri turbo diesel della Cherokee che abbiamo guidato ha 140 CV ed è abbinato alla trazione anteriore: soluzione inedita per questo modello che, per altri versi, fa un netto passo avanti in termini di guidabilità su asfalto.Vero che lo sterzo non è leggero, ma la sua precisione non delude. Anche l’assetto rappresenta un compromesso riuscito fra esigenze quasi opposte: le sospensioni sono solide pur non trasmettendo fastidiosi contraccolpi sulle buche. Nonostante i 1753 kg della Cherokee, premendo a fondo l’acceleratore il motore risponde con vivacità: lo “0-100” in 10,9 secondi dichiarati pare un dato attendibile; quanto ai 187 km/h di punta ufficiale, invece, l’impressione è che per raggiungerla occorra un lancio piuttosto lungo. Questa versione a due ruote motrici è quella che promette i consumi più bassi,ma la sensazione è che i 18,9 chilometri con un litro omologati siano ottimistici: nel test ne abbiamo percorsi circa 12.Chi vuole affrontare sterrati o si reca spesso in località sciistiche farà bene a sborsare i 2.000 euro in più necessari per la trazione 4×4. Quest’ultima è abbinabile pure al vigoroso 3.2 V6 a benzina da 272 CV (costa 53.000 euro). Il cambio è di tipo manuale a sei marce per la 2.0 Multijet da 140 CV, o automatico a nove marce per la 3.2 V6 a benzina e per la turbodiesel 4×4 più potente (da 170 CV); quest’ultima, però, arriverà a giugno.

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