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La contromossa di Silvio Berlusconi

Per qualche ora, appena rientrato nella Capitale dopo un lungo weekend ad Arcore, Silvio Berlusconi ha temuto che lo scontro tra Enrico Letta e Matteo Renzi stesse per far saltare l’accordo sull’ “Italicum” e si è preoccupato. Per convincere Ncd e Sel a seguirlo nella sua prima avventura da premier, gli aveva suggerito qualcuno, il sindaco di Firenze si sarebbe detto disposto a discutere coi più piccoli modifiche alla legge elettorale, tradendo l’impegno preso col Cavaliere a «rafforzare il bipolarismo». Poi, però, il leader di Forza Italia ha fatto fare qualche telefonata e, via Denis Verdini, scoperto che non è così. Il segretario del Pd, dal quale non si aspettava di poter essere «tradito», considera l’accordo sulle riforme stretto col capo dell’opposizione un «asset strategico » del suo possibile esecutivo, è convinto che mantenerlo in vita significa guadagnare una specie di «non belligeranza », almeno per qualche tempo. Avute queste garanzie, il Cavaliere ha potuto «osservare» lo scontro tra «il premier del Pd e il segretario del Pd» che è diventato «frontale». Di più: «Si stanno scannando tra di loro, tirando in mezzo addirittura Giorgio Napolitano, e noi dobbiamo solo restare a guardare: Forza Italia all’opposizione cresce e i sondaggi ce lo confermano ogni settimana». Certo, una piccola preferenza tra i due contendenti dem l’ex premier ce l’ha: ieri non ha mancato di notare come nel microprogramma per il rilancio dell’ese – cutivo presentato da Enrico Letta nella sua conferenza stampa «finale», fossero stati inseriti «passaggi chiaramente contro di me, come il conflitto di interessi, ritirati fuori apposta ». A tutti coloro che ha incontrato o sentito nel corso della giornata, però, il presidente azzurro ha chiesto di restare fuori dal duello. E ha impartito un ordine chiaro e netto, che ha sorpreso non poco gli interlocutori, tutti forzisti e desiderosi di dichiarare: «Da oggi non chiediamo più le elezioni anticipate. Dimenticatevele». Da quel momento in poi, infatti, nessuno degli azzurri ne ha più fanno cenno. Per qualcuno si è trattato di un “aiutino” al tentativo del segretario Pd di conquistarsi Palazzo Chigi nell’im – minenza della Direzione Pd di oggi. Su un’altra cosa il Cavaliere è stato cristallino, deludendo i molti fan del sindaco di Firenze che si annidano anche dentro al suo partito: «Non faremo inciuci». Il fedelissimo consigliere per il programma, Giovanni Toti, è stato invitato a dare la linea ufficiale in tv: «Forza Italia starà all’opposizione come sta anche adesso all’oppo – sizione di un governo che non sa risolvere i problemi del Paese ». Nessun ritorno in maggioranza, dunque, e niente appoggio esterno. L’argomento usato, semmai, è un altro: «Matteo Renzi sarebbe il terzo governo e il terzo premier che entra a Palazzo Chigi attraverso ribaltoni ». Certo, ammette l’ex direttore del Tg4, «occorrerrà prima o poi ridare la parola agli elettori», ma non c’è più la fretta di un tempo, nessuno più parla del 25 maggio o di “vio – lare” il semestre europeo di presidenza italiana. L’altra parola d’ordine che il padrone di casa ha dettato ai fedelissimi riuniti a Palazzo Grazioli è questa: opposizione intelligente. «Vediamo come andrà a finire. Se dovesse farcela Matteo, noi faremo opposizione intelligente», ha spiegato. Il che significa «senza sconti, ma sapendo che ora abbiamo un interlocutore credibile, che sa che senza Forza Italia non si può approvare l’ “Italicum” e non si fanno le riforme costituzionali, quindi non si va da nessuna parte». Il processo per la scrittura e l’approvazione delle riforme istituzionali richiede un anno e mezzo di tempo e tanto è disposto a concedere il presidente azzurro al suo competitor. Non ci saranno “aiuti – ni” in Parlamento, nè sovrapposizioni tra maggioranza e opposizione, ma i berlusconiani sono disposti a concedere un po’ di tregua al rottamatore anche perché i legali continuano a rassicurare il Cavaliere sul fatto che «prima o poi Strasburgo annullerà la condanna definitiva» e lui potrà presto tornare personalmente in campo.

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