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Noah da oggi al cinema.. Superman Biblico

Noah_Russel_CroweLa storia è quella della Bibbia.Capitoli 5 e 9 della Genesi. In tutto poche paginette che Darren Aronofsky e il suo sceneggiatore Ari Handel son stati costretti a dilatare in uno script corrispondente a due ore e passa di spettacolo. Per dilatare han dovuto ricorrere a un antefatto. E a uno sviluppo dei personaggi dell’Arca che nei libri sacri erano solo accennati. Noah è poco più di un ragazzo quando vede i genitori uccisi selvaggiamente dai discendenti di Caino. È un uomo maturo, ma robusto e sanguigno (il luogo comune «vecchio come Noè» è qui accantonato) quando in sogno ha la visione di Dio e la premonizione del diluvio universale. La Terra sarà tra breve sommersa. Noah e famiglia potranno scampare all’ecatombe, se riusciranno a costruire un enorme vascello nel quale ospitare le speci animali destinate a moltiplicarsi nel dopo-diluvio (due esemplari maschio e femmina per ogni specie). Gli unici umani con diritto di sopravvivenza saranno al massimo una dozzina (Noah, la moglie, i figli, gli eventuali coniugi dei figli). La preparazione dell’arca è febbrile, e intanto il pianeta comincia a dare segni di sconvolgimento. Noah non solo deve lottare col tempo (e cogli enormi problemi logistici)ma anche con altri umani che hanno ormai compreso l’imminenza della catastrofe. Si salverà solo chi avrà accesso all’arca. Si crea una sindrome da Titanic alla rovescia. Tutti vogliono salire. Da pacifico patriarca Noah è costretto a trasformarsi in capo guerriero per respingere gli attacchi. Arriva la grande onda anomala. Si parte. Non si sa se l’arca resisterà alle onde.Non si sa quanto durerà la navigazione. Ed è in questa odissea forse senza fine che Noah (almeno quello del film) non si rivela quel concentrato di saggezza e onniscienza che le precedenti edizioni della storia han sempre contrabbandato. Schiacciato dall’enorme responsabilità, Noah è soggetto a preoccupanti crisi depressive. Sente le voci come Giovanna D’Arco. Litiga furiosamente con gli altri superstiti (nell’arca non manca un clandestino). Insomma quando il viaggio ha fine e appaiono all’orizzonte le prime terre emerse, Noah è un vincitore epperò provatissimo, del tutto terrorizzato dal prossimo immane compito: cioè il ritorno alla vita dell’umanità. PIACERÀ A due categorie apparentemente lontane anni luce. I fans del kolossal hollywoodiano e quelli di Aronofsky, il regista delle paranoie cinematografiche dopo Cigno nero. A prima vista la classica marchettona che un autore di cinema di quando in quando accetta per poi, dall’alto del blockbuster, convincere i produttori a fargli il via libera per progetti più ostici. Aronofsky giura che di marchetta non si tratta, che lui un film sul diluvio universale lo sognava da quando era impubere. Sarà.Certo, se non azzeccava Cigno nero i 150 milioni di dollari (budget confessato) mica glieli affidavano.Però ora (stando almeno ai primi incassi) si staranno fregando le mani. Il kolossal biblico non è proprio un progetto a esito sicuro. Valga per tutti l’esempio della “Bibbia” degli anni 60 prodotta da De Laurentiis con John Huston che faceva Noah e dirigeva al suo peggio (mai vista da lui tanta mediocrità nè prima nè dopo). Aronofsky invece ha azzeccato il prodotto. Ovviamente ha centrato il bersaglio principale: il grande spettacolone catastrofico. Colle meraviglie odierne del digitale, anche un artigiano di medio calibro è in grado di predisporre la fabbrica delle meraviglie (ma qui le«onde anomale» che si rovesciano sull’Arca ti fanno saltare sulla poltrona). Darren però non ha perso per strada il suo mondo di paranoie precedenti. Sulle larghe spalle di Russell Crowe ha rovesciato non solo come prevedibile, il carico del grande cinema d’azione alla Gladiator ma anche la sofferenza fisica del lottatore di The wrestler, le paranoie della ballerina del Cigno nero la spinta all’assoluto dell’Albero della vita. Con una piacevole variante. Che L’albero era cinema d’autore velleitario e irrisolto.Qui tutto funziona.

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