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Renzi si fa il super spot elettorale a spese di Rai, Regioni e burocrati

Una tantum il regalino da 80 euro decretato a poche settimane dalle elezioni, una tantum anche tutte le coperture trovate per finanziarlo. Prelievo straordinario(una imposta sostitutiva di Irap e Ires) sulle banche partecipanti al capitale sociale di Bankitalia: 1,8 miliardi di euro. Riduzione straordinaria di 2,1 miliardi di euro alla spesa in acquisti di beni e servizi di ministeri, Regioni ed altri enti locali. Incasso straordinario di 300 milioni di euro già recuperati nei primi tre mesi dell’anno da guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate con accertamenti e incassi da lotta all’evasione fiscale. Una tantum la riduzione dei trasferimenti alla Rai per 150 milioni di euro, come quella da 60 milioni di euro agli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale (50 milioni a Camera, Senato e Presidenza della Repubblica, il resto a Cnel, Csm e organi della giustizia amministrativa). Una tantum la contabilizzazione di 600 milioni di euro di maggiori incassi Iva grazie al pagamento di nuovi 8 miliardi di euro annunciati da Renzi come fossero una bomba in conferenza stampa (e invece sostituivano i 68 annunciati all’inizio del suo mandato in interviste televisive e i 13 poi scritti ufficialmente nel Def) alle imprese creditrici della pubblica amministrazione. E poi qualche taglio permanente, come i 100 milioni di euro di linfa vitale sottratti soprattutto ai giornali economici e a quelli locali con la decisione di fare pubblicare solo online i bandi di gara pubblici. O come il pacchetto sobrietà, che vale 900 milioni di euro, e che comprende un po’ di tutto: dal tetto di 240 mila euro agli stipendi pubblici, alla riduzione delle auto blu (5 massimo per ogni ministero),alla abolizione delle tariffe postali agevolati per la campagna elettorale (10 milioni di euro). TAGLI E TAGLIETTI Un diluvio di tagli e taglietti che per chi vorrà sostenere le ragioni di Renzi dimostra che quando si vuole nel bilancio pubblico i soldi per risparmiare si trovano davvero.Ma il profilo di quei tagli alla spesa è particolare, e ha un valore politico non secondario. Esattamente come il bonus degli 80 euro sembra sia stato immaginato dal premier per mettere tanta benzina nella campagna elettorale del partito da lui guidato, il Pd. Le scelte sono state molto populiste, e vanno a colpire categorie non proprio in cima al gradimento degli italiani. Potranno lamentarsi e strillare, difficilmente troveranno sponde per loro. Colpire le banche, gli stipendi delle alte toghe che Renzi ha pure sbeffeggiato in conferenza stampa (ma stando ben attento a distinguere fra quei paperoni in toga e i magistrati di frontiera, che manco si sognano di guadagnare quei 240 mila euro massimi), fare uno sgambetto perfino ai giornaloni (il più colpito dalla norma sui bandi sarà il quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 Ore), limare le unghie e vuotare le tasche ai grandi burocrati di Stato, dare perfino una ripassatina alla Rai, significa chiaramente usare quei tagli alla spesa pubblica come micidiale arma da campagna elettorale.Esistevano sicuramente obiettivi altrettanto aggredibili e magari in grado di fornire incassi più certi e copiosi.Ma il pacchetto Renzi sembra disegnato apposta per mostrare un formidabile specchietto per le allodole alla pancia dell’elettorato a Cinque stelle. SBERLA ALLE TOGHE Conla ripassata ai giudici magari si ingolosisce pure qualche elettore di Forza Italia, e e per certi altri passaggi anche l’elettorato della Lega Nord. Non dispiacerà certo a loro la minaccia del premier a Regioni ed enti locali: «O tagliate voi entro 60 giorni la spesa in acquisto di beni e servizi, o lo faccio io applicando alla lettera i costi standard a livello nazionale». Così se la Basilicata o la Campania pagano una siringa da fornire ai loro ospedali il doppio della Lombardia, si vedranno tagliare dal governo centrale in trasferimenti quella spesa superflua. Era il succo dell’idea di federalismo della Lega. Riduzioni di spesa e concessioni fiscali sembrano davvero ideati dall’ufficio propaganda del Pd. Che una sola cosa ha tralasciato nel bene e nel male: quella parte di Italia che non rappresenta né può rappresentare il suo corpo sociale nemmeno se blandita con misure simili.Restano fuori infatti dal cono di luce dell’Italia di Renzi l’Italia delle partite Iva e del lavoro autonomo (considerata ormai perduta dalla sinistra), così come quella degli incapienti (invece troppo a sinistra). La grande esplosione di fuochi di artificio in cui Renzi si sta mostrando vero maestro confonde un po’ tutti e genera illusioni, forse anche ottimismo. Sparandoli grossi, poi non ci si accorge che a fumo spento resta in mano assai meno di quel che si era visto.Ma c’è una parte assai rilevante di Italia che è esclusa dalla festa – sia grande o più ridotta di quanto sembra – ed è condannata a vivere in un cono d’ombra. Renzi l’ha marginalizzata, eppure non lo è. I lavoratori dipendenti sono 21 milioni, alla festa ne sono stati invitati meno della metà (gli 11 esclusi sono quelli o troppo poveri o troppo ricchi). I pensionati sono 15 milioni, e per loro non è arrivato nemmeno un invito ingiallito alla festa. I lavoratori autonomi e le partite Iva sono quasi 6 milioni, e sono condannati ad essere considerati i paria di Italia. La campagna elettorale dunque è piena di lustrini e mosse simbolo. Ma la maggiore parte dell’Italia e degli italiani da ieri sera è stata consegnata a un triste cono d’ombra.

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