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«Se Renzi non paga i debiti coi fornitori rischia un’altra Imu»

Sui debiti della Pubblica amministrazione regna il caos sovrano. Il ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, per chiedere il rinvio del pareggio di bilancio al 2016, ha addotto come alibi anche il pagamento di «13 miliardi» in più di arretrati con i creditori. Matteo Renzi d’altronde l’aveva promesso, attraverso le sue schede colorate, che avrebbe aumentato la cifra a disposizione delle aziende:«22 miliardi sono già stati onorati, ma arriveremo a 68 miliardi totali che pagheremo entro luglio». Peccato che si stia «facendo un pasticcio su questa vicenda », perché «non è corretto quel che dice il ministro Padoan» sulla richiesta di rinvio del pareggio di bilancio giustificato dall’obbligo di onorare i debiti della Pubblica amministrazione alle imprese, in quanto «noi abbiamo già autorizzato da Bruxelles il pagamento di tutti i debiti pregressi senza sforare il Patto di stabilità». Parola del vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, durante il suo intervento alla trasmissione La telefonata di Belpietro. Tajani ha ricordato che «c’è la lettera firmata da me e dal commissario Rehn» del 18 marzo 2013 «che è molto chiara» a questo proposito. Sul fronte dei nuovi debiti accumulati dal primo gennaio 2013, quando è entrata in vigore la direttiva Ue e su cui Tajani ha dato mandato di avviare una procedura d’infrazione, «c’è una mora prevista direttamente dalla Ue dell’8,25% che scatta dopo il trentesimo giorno» utile per il pagamento dei debiti. Questi interessi di mora, che rappresentano «un danno enorme a carico dei cittadini », ammontano complessivamente – ha sottolineato Tajani – a «miliardi »,una cifra sicuramente «molto superiore» al ricavato dell’Imu. Ricapitoliamo: il governo Monti, poco prima di decadere, firmò un accordo con la Commissione Ue per sbloccare una partita che si trascinava da decenni, iniziata dal governo Prodi negli anni ’90. In sostanza una parte dei debiti veniva inserita nel deficit per l’anno 2013, tant’è che per rispettare il 3% nel rapporto con il Pil l’allora ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, fu costretto a varare una manovrina di aggiustamento dello 0,1% . Il resto delle decine dimiliardi che lo Stato non versava, potevano essere spalmati sul debito per il 2014. Tant’è che per prepararsi all’evento Via XX settembre aveva emesso più titoli di Statodelprevisto inmododa avere legna per far fuoco. Il problema è dunque un altro, che pone puntualmente Tajani: dopo aver firmato un accordo a Bruxelles per sbloccare il pagamento dei debiti, la Pubblica amministrazione ha continuato a sforare sui tempi di pagamento? Se la risposta risulterà positiva la multa miliardaria, che ovviamente pagheremo noi contribuenti, non ce la leverà nessuno. Quanto all’allentamento dei vincoli di bilancio – continua Tajani – «è possibile se si arriva a Bruxelles con riforme già avviate» ma «non si può pensare di avere una risposta positiva solo con promesse o vaghe idee». Il ministro Padoan, invece, sembra abbia voglia di sbrigarsela con una semplice comunicazione ufficiale. «Bisogna arrivare con riforme già avviate, vale adire la riduzione dellapressione fiscale per le imprese, e la riforma della giustizia civile» e «quando si avviano – aggiungeallora è giusto da parte di Bruxelles essere più flessibile». Al momento, però, «io non vedo cose concrete». C’è anche da considerare che, forse la Francia ritirerà la richiesta di rinvio. Probabilmente perchè, a differenza della Spagna, non è in grado di dare garanzie sulle riforme e sui tempi del rientro. L’Italia, come unica credenziale presenta un avanzo strutturale al netto degli interessi sul debito. Tuttavia questa virtù potrebbe non bastare e le perplessità del vice presidente della Ue lasciano immaginare che la proposta sarà accolta con molta freddezza a Bruxelles. A rafforzare i dubbi di Tajani contribuiscono le dichiarazioni del presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti. «Ilproblema deimancatipagamentidellaPa si risolve solo ed esclusivamente pagando tutte le imprese, nessuna escluso ».Sono, infatti, circolate in questi giorni ipotesi di una doppia corsia per lo smaltimento dei debiti della Pa. Secondo queste voci verrebbero rallentati ipagamenti per lavori pubblici rispetto al resto. «E’ indispensabile che il governo troviuna soluzione – continua Buzzetti -non solo per pagare i debiti di parte corrente ma anche tutti idebitidiparte capitale, attraverso un consistente allentamento del Patto di stabilità interno.Nonpossiamo più accettare rinvii che bloccano ancora oggi sei miliardi già disponibili nelle cassedeglienti locali».L’Ance, in una nota, considera l’attuale sistema del Patto di stabilità in contrasto con la direttiva europea sui pagamenti. «Viviamo il paradossosecondocuiperunente locale è diventato conveniente non pagare più le impresa: così si scaricano sulle spalle del sistema produttivo le inefficenze della Pubblica amministrazionedovute soprattutto a un meccanismo contabileperverso». «Pagare idebiti arretrati con le imprese di costruzione – conclude Buzzetti – non è solo una scelta di giustizia ma è soprattutto un’opportunità di rilancio dell’economia: con gli arretrati ricevuti dalla PA nel 2013 le impresedi costruzioni sono quelle che hanno investito di più, il 4,6%,due volte inpiùrispetto amolti altri settori industriali». Resta il fatto che Renzi ha fatto molto afffidamento su questa operazione. Sia per guadagnare consensi sia per avere la disponibilità a nuovi tagli.

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